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Finocchio selvatico

Categoria: Aromatiche

Il finocchio (Foeniculum vulgare) è una pianta erbacea perenne, aromatica, a portamento elegante, dal sapore delicato e piacevole. Originario dell'Asia Minore e delle regioni mediterranee, ormai diffuso in tutte le zone temperate, ama il terreno arido, in quanto teme i ristagni d'acqua, ma ricco di sostanze nutritive, leggero, sciolto; poco tollerante invece al clima freddo e umido e ai terreni argillosi e compatti. Appartiene alla famiglia delle Apiaceae. Caratterizzato da un fusto ramificato, alto fino a 2 m circa ha foglie che ricordano il fieno (da cui il nome foeniculum), di un intenso colore verde. In estate produce ombrelle di piccoli fiori gialli. I frutti sono acheni oblunghi, glabri, marcatamente costoluti, prima verdi e poi grigiastri. Tutte le parti della pianta emanano un intenso profumo, prodotto da alcuni olî essenziali, quali anetolo, estragolo, carvolo. Del finocchio selvatico si utilizzano i germogli, le foglie, i fiori e i frutti. Largamente usato in cucina per insaporire carni ed insalate e per preparare insaccati come salsicce e salami.

Clima: il finocchietto selvatico predilige i climi mediterranei caldi e asciutti
Esposizione: soleggiata                                                                                                                             
Messa a dimora: il finocchio si mette a dimora ricorrendo alla semina diretta, nel mese di marzo, o al trapianto delle piantine in file distanti 60 cm. Il diradamento va effettuato a distanza di 30 cm tra una piantina e l’altra. Sconsigliata la coltivazione in vaso poiché necessita di molto spazio. Le piante adulte possono essere riprodotte anche per divisione dei cespi, in primavera. Esistono varietà particolarmente decorative e ugualmente aromatiche
Irrigazioni: periodiche nei periodi siccitosi                                                                                         
Raccolta:
la raccolta del fiore del finocchio selvatico avviene a partire dalla metà d’agosto fino a settembre inoltrato. I semi si possono raccogliere all’inizio dell’autunno, quando è avvenuta la trasformazione del fiore in frutto.

Oidio

Malattie

L'oidio è una malattia provocata dal fungo Uncinula spp. della famiglia delle Erisifaceae.

Chiamato anche "mal bianco", l'oidio si manifesta con macchie pulverulente grigio-biancastre che ricoprono gli organi verdi della pianta, con una graduale decolorazione della foglia, che prima ingiallisce e successivamente si secca.

Il micelio fungino, provvisto di speciali organi chiamati austori che penetrano nelle cellule, si sviluppa esternamente sulle pareti aeree dell’ospite, sulle quali forma la muffa, costituita da conidi, organi di riproduzione durante la stagione favorevole. La conservazione del fungo da un anno all’altro avviene per mezzo di spore ibernanti o come micelio negli organi colpiti.
L’oidio, pur essendo favorito dall’umidità si può sviluppare anche in assenza di particolari condizioni di umidità o, addirittura, di asciutto. Anche la temperatura non ha una grande influenza, le Erisifacee infatti cominciano la loro attività già con temperature relativamente basse, inoltre non sono disturbate da quelle elevate.
Le parti più colpite sono le foglie, ma anche gli altri organi vegetali, come fusti e fiori, sono spesso sede del parassita. Le foglie si accartocciano e si seccano, i rami si deformano. Gli oidi hanno una vasta "scelta" di piante ospiti, che vanno dalle specie erbacee a quelle arboree.

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