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Nocciolo

Categoria: Frutteto

Le nocciole vengono prodotte da Corylus avellana, pianta appartenente alla famiglia delle Betulaceae, originaria dell’Asia Minore.
La sua coltivazione in Italia è ampiamente diffusa, da Nord a Sud: numerose sono le varietà coltivate di questa pianta e ampia la sua adattabilità ad aree climatiche diverse.
Tra le varietà maggiormente conosciute: Tonda di Giffoni, Mortarella e San Giovanni (coltivate in Campania), Tonda Gentile delle Langhe (coltivata in Piemonte), Tonda Romana (coltivata nel Viterbese).
Si tratta di un arbusto a portamento cespuglioso, che si mantiene solitamente ad un’altezza di 4m.
Ha un fusto sottile e la tendenza ad emettere numerosi polloni alla base.
Le sue foglie, decidue, sono ovali con nervature evidenti e margine seghettato; la pagina superiore è verde lucida, mentre quella inferiore, più chiara, è lievemente pelosa.
Il nocciolo fiorisce a primavera, prima del germogliamento: è caratterizzato dall’avere fiori unisessuali, maschili o femminili sulla stessa pianta.
Quelli maschili sono riuniti in lunghe infiorescenze penduli ad amento, composte da singoli fiorellini giallo-verdi.
I fiori femminili, invece, si sviluppano protetti da piccole gemme.
Il frutto è un “diclesio”, composto dalla nocciola, legnosa, avvolta entro un involucro tegumentoso spesso, o brattea, verde che tende a seccare a maturità lasciando cadere la nocciola.
La nocciola contiene il seme vero e proprio, che è la parte edibile che tutti conosciamo ed apprezziamo.

Clima: Si adatta a diverse condizioni climatiche, essendo molto rustico e resistente.

Esposizione: Predilige posizioni soleggiate o a mezz’ombra.

Terreno: Si adatta a qualsiasi tipo di terreno, meglio se sciolto e ben drenato.

Propagazione: Per seme o innesto.


COME SI CONSUMA QUESTO FRUTTO?

Le nocciole vengono destinate in gran parte al consumo come frutta secca e in parte destinate alla

trasformazione nell’industria dolciaria.

Oidio

Malattie

L'oidio è una malattia provocata dal fungo Uncinula spp. della famiglia delle Erisifaceae.

Chiamato anche "mal bianco", l'oidio si manifesta con macchie pulverulente grigio-biancastre che ricoprono gli organi verdi della pianta, con una graduale decolorazione della foglia, che prima ingiallisce e successivamente si secca.

Il micelio fungino, provvisto di speciali organi chiamati austori che penetrano nelle cellule, si sviluppa esternamente sulle pareti aeree dell’ospite, sulle quali forma la muffa, costituita da conidi, organi di riproduzione durante la stagione favorevole. La conservazione del fungo da un anno all’altro avviene per mezzo di spore ibernanti o come micelio negli organi colpiti.
L’oidio, pur essendo favorito dall’umidità si può sviluppare anche in assenza di particolari condizioni di umidità o, addirittura, di asciutto. Anche la temperatura non ha una grande influenza, le Erisifacee infatti cominciano la loro attività già con temperature relativamente basse, inoltre non sono disturbate da quelle elevate.
Le parti più colpite sono le foglie, ma anche gli altri organi vegetali, come fusti e fiori, sono spesso sede del parassita. Le foglie si accartocciano e si seccano, i rami si deformano. Gli oidi hanno una vasta "scelta" di piante ospiti, che vanno dalle specie erbacee a quelle arboree.

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